Seiri undo – esercizi finali

“Alla fine della pratica, dopo aver praticato le altre tecniche, gli esercizi di preparazione (junbi undo) vanno ripetuti per rilassare i muscoli e si può tornare alla quiete con degli esercizi di respirazione.”

(Miyagi Chojun, 1934)


“Gli esercizi finali sono eseguiti al termine di una sessione di pratica di karate per rallentare la respirazione e anche per rilassare il corpo e ripristinare il normale ritmo metabolico.

È importante eseguire gli esercizi finali nella maniera e con la postura corretta, in base alla propria condizione fisica.

Gli esercizi devono essere eseguiti lentamente e ritmicamente, concentrandosi sul rilassamento dei muscoli così come di tutte le parti del corpo, portando la respirazione al ritmo normale. Terminate gli esercizi con delle respirazioni profonde.

Potete aggiungere degli esercizi se ritenete che siano necessari per la vostra condizione fisica.”

(Higaonna Morio, 1985)

Ecco, soffro di mal di schiena, la parte bassa della schiena, con i dolori che aumentano dopo le sessioni più intense, che spesso seguono delle giornate di lavoro sedentarie.
I muscoli flessori dell’anca, sia i ventrali (lo psoas iliaco per esempio), sia i laterali / posteriori, il gran dorsale molto sollecitato, necessitano di una attenzione particolare.

Seguendo il suggerimento di Sensei Higaonna, una sequenza di junan undo – esercizi di allungamento, che spesso pratico come seiri undo – esercizi finali delle mie sessioni di pratica, con una modalità statica e focalizzata sul mantenimento delle posizioni e sulla respirazione, esercizi che mi aiutano a mitigare i miei dolori..


Junan undo – Seiri undo

#JUNBI UNDO 1

Quando capita di avere degli “spettatori” alle lezioni, quasi tutti, dopo il junbi undo, mi domandano: “Che tipo di riscaldamento è quello che fate?”. Alla mia risposta: “Non è riscaldamento, è karate“, ottengo reazioni che vanno dallo stupito all’incuriosito.

I Junbi Undo (letteralmente “esercizi preparatori”) sono parte integrante del curriculum tecnico (shido taikei) del Gōjū-ryū di Okinawa, ed è sicuramente una delle eredità più importanti che ci ha lasciato il maestro Chōjun Miyagi.

Gli esercizi che fanno parte del junbi undo, così come vengono praticati oggigiorno, sono stati sistematizzati dal maestro Chōjun Miyagi nel periodo compreso tra il 1917 ed il 1926, in quel periodo che è conosciuto come l’epoca d’oro del Naha-te. E’ molto probabile che alcuni esercizi del junbi undo, che in quel periodo veniva chiamato yobi undo, furono sviluppati dal maestro Kanryo Higaonna. Fu comunque il maestro Miyagi che sistematizzò gli esercizi, in base alla sua ricerca personale ed alle conoscenze che aveva avuto modo di apprendere durante il suo  servizio militare (1910-1912), svolto presso una unità medica dell’esercito imperiale giapponese.

Nel 1932 il maestro Miyagi scriveva: “tutte le parti del corpo dovrebbero essere esercitate per sviluppare la flessibilità muscolare, la forza e la resistenza. Gli esercizi preparatori inoltre aiutano il praticante a sviluppare le necessarie abilità fondamentali del karate, i kata sanchin e tensho.”

In uno scritto del 1934 aggiunge: “… Terminata l’esecuzione dei kata fondamentali, i yobi undo sono praticati nuovamente per rilassare i muscoli, seguiti da esercizi respiratori.”

Infine nel 1936 precisa: “ciascuna parte del corpo deve essere esercitata in maniera sistematica. […] I yobi undo permettono al praticante di imparare i kata fondamentali con maggiore facilità e comprensione”.

Per riassumere: gli esercizi del junbi undo coinvolgono tutte le parti del corpo, cominciando dalle dita dei piedi, fino ad arrivare al collo, agli occhi. La sequenza degli esercizi può variare, anche se alcuni esercizi dovrebbero essere sempre presenti, nel rispetto del principio “dal basso verso l’alto”. Nel corso di sessione di junbi undo possono essere enfatizzati esercizi per la flessibilità, la forza o la resistenza, tenendo conto del programma da svolgere successivamente. E’ importante eseguirli con la giusta concentrazione, “portando la mente nella parte del corpo che si sta esercitando” (nelle parole del maestro Morio Higaonna). I movimenti devono essere abbinati alla respirazione, avendo cura di inspirare ed espirare correttamente, con modalità che permetteranno successivamente una maggiore comprensione nella pratica dei kata sanchin e tensho.

Il link di seguito permette di vedere il maestro Morio Higaonna in una sequenza di junbi undo (il video è stato girato a metà degli anni ’80).

Junbi undo eseguito da Sensei Morio Higaonna

© 2020, Roberto Ugolini

 

 

 

 

#IOPRATICOIKATA

“Il kata è un concetto difficile da comprendere, così per aiutarci a comprendere con chiarezza la sua natura ed il suo posto nella pratica del karate, possiamo paragonarlo ai differenti tipi di caratteri del sistema di scrittura cinese, i kanji.

Nella scrittura di un carattere esiste uno stile formale o stampato che è governato da regole e dimensioni ben precise. Esiste inoltre uno stile libero o manuale che permette all’autore di esprimere la propria interpretazione dei caratteri formali. … Lo stile formale, con la sua forma fissa e le sue convenzioni, rappresenta il kata. Questa tradizione deve essere mantenuta. Lo stile “libero”, con il suo enorme potenziale per le variazioni e libertà di espressione, rappresenta il kumite. Il kumite è la libera espressione del kata. Se ignoriamo il carattere originale e utilizziamo solamente quello libero, alla fine il carattere originale e il suo significato saranno persi. Così è anche per il karate. Dobbiamo sempre considerare il kata come la base della nostra pratica, dal quale tutti gli altri aspetti possono evolvere. Dobbiamo assicurarci di preservare il kata intatto. La conoscenza e l’esperienza dei grandi maestri della storia non deve essere persa.

Morio Higaonna, “Traditional Karate-Do – Okinawa Goju Ryu, vol. 2” (1986 Minato Research/Japan Publications).

Buon Kata del Goju-Ryu di Okinawa a tutti!

Keiko Hajime 2020

L’8 gennaio si è svolto il Keiko Hajime per il 2020 della Scuola di Karate-Dō. In realtà la settimana precedente c’era stata già un’occasione di pratica, ma è nostra consuetudine organizzare una lezione simbolica ed evocativa alla prima occorrenza di pratica dopo la festa dell’Epifania.

Al termine della pratica ho sintetizzato sulla lavagna i temi trattati (praticamente, è una lezione decisamente piena di pratica!):

20200114_161420

Il nostro dōjō ha shomen rivolto a Nord: quindi rivolti verso il Kamiza abbiamo evocato, con 108 tecniche (108…per ricordarvi il significato https://bushingojuryu.wordpress.com/2018/01/03/108-e-che-lanno-abbia-inizio/ ) l’Inverno, elemento Acqua, ricercando la purezza della tecnica.

Est, Joseki, 108 tecniche, la Primavera, il Legno, la Virtù / la Carità.

Sud, Shimoza, 108 tecniche, l’Estate, il Fuoco, l’Intelletto / L’Etichetta.

Ovest, Shimoseki, 108 tecniche, l’Autunno, il Metallo, la Moralità.

Infine rivolti verso il Centro, Embujō, Sanchin, 13 volte (13 è un numero simbolico per augurare una buona salute), il Presente, la Terra, la Verità / l’Onestà.

 

© 2020, Roberto Ugolini

 

 

 

 

 

What is the Tradition of Okinawa Traditional Karate?

(Extract from 8th Okinawa Traditional Karate Ceremony booklet)

Karate originated in Okinawa and has now spread around the world. It is an intangible cultural treasure for Okinawa and the Okinawan people take pride in their island being the birthplace of karate. Okinawan Traditional Karate has been passed down from generation to generation, from teacher to student, and from parent to child, without changing its essence.

There are two essential elements in the teaching of traditional karate. The first is technical instruction through physical training and the second is oral trasmission throug instructions and dialogue.

Without oral trasmission kata becomes an empty form without essence. Kata training becomes a real self defense system through the teachings that are passed on via oral trasmission.

The teacher shows the form and movements of kata to the student and through physical training, the student begins to understand the form, movement and proper breathing. The teacher enhances understanding by providing additional details by words, correcting student’s form, and trasmitting the finer details and essence.

Student listen to their teacher’s words and practice repeatedly for years striving to achieve the essence of this art. Along with technique, the mind and spirit of the student becomes one with the teacher.

Immagine1

Traditional karate has been passed down from the teacher’s heart to the student’s heart.

This is how true and traditional karate has been passed down from generation to generation.

© 2019, Roberto Ugolini

 

Chōjun Miyagi and Gōjū Ryū’s “news”

The exhibition room of Okinawa Karate Kaikan is currently dedicated to Chōjun Miyagi as well as the history and characteristics of Gōjū-ryū.

And we can find very interesting “news”… here the list of more relevant ones in my opinion.

1928:  a copy of an article of Kyoto Imperial University Newspaper (November 1, 1928) about a karate (tode) training session. There also two photos in the article, one of a group training session (all in morote chudan no kamae, sanchin training?), and the other of Chōjun Miyagi in neko ashi dachi / yama uke (like at the end of seiyunchin kata). I never saw these two photos before.. This article is really important because is a written document about the first trip of Chōjun Miyagi in mainland Japan. In the same period there was the meeting with Gichin Funakoshi and Yasuhiro Konishi (see photo below).

miyagifunakoshikonishiazama

1930: copies of three articles about Jin’an Shinzato performance in November 1930 during “The 10th Anniversary Festival of the Establishment of Meiji Jingu”. The event included a martial art kata exhibition and karate was performed together judo and kendo on November 3 and 4 at Tokyo Metropolitan Hibiya Public Hall. The articles was published by “Tokyo Nichinichi Shimbun” (Nov. 5, 1930), by “Okinawa Asahi Shimbun” (Nov. 11, 1930) and “Hawaii Hochi” (October 16, 1930).

1935: during the tug-of-war held in 1935, Chōjun Miyagi carried out the very important duty “Kanuchibo“, ie helding the Kanuchibo pole that joined the “female rope” with ” the “male rope”. There’s a photo in the exhibition about that matter which is more detailed and enlarged than the known one (see below), where the pole is displayed in almost the full lenght.

tugofwar

1936: of the trip of Chōjun Miyagi in Shangai, we have the commemorative plaque signed by Miyagi and others. There is also a photo displayed at the exhibition with Miyagi seated during a dinner, very similar to the one taken in 1940 at Kyoto (see below), but with a lady in front, together with men in military uniform and jacket – tie.

dinner

1940: do you remember my article about the Gōjū-ryū‘s video? You can find it at THE Goju-Ryu video

In the article I stated: “According to Okinawan Prefectural Museum, the photographer, Manshichi Sakamoto, took many pictures during the film and Chōjun Miyagi was in one of the pictures “performing shime on Kotaro Kohama at the Teacher’s College” (as reported in Morio Higaonna’s book). To have more information about the pictures, I wrote to Akiyoshi Sakamoto: he answered me that at the beginning of 2005 they gave all the plates to Japan Folk Craft Museum.

I wrote two times to Japan Folk Craft Museum to have more information about the video and the photos but, unfortunately, I hadn’t receive any answer.”

And the news is…. there the photos! Other than the sanchin shime on Kotato Kohama they displayed:

  • a smiling Chōjun Miyagi looking at the scene with other operators (you can find a portion of this photo in the brochure of the exhibition);

miyagiexhibition

  • two more photos of Chōjun Miyagi during sanchin shime;

shime

  • Chōjun Miyagi supervising the group training of seiyunchin kata;
  • a student in kuri uke during kururunfa kata;
  • a student in neko ashi dachi / tora guchi during kururunfa kata;
  • two students in kururunfa bunkai;
  • a student during tensho kata;
  • a student during tan exercise.

To conclude: a terrific exhibition with a lot of material about Chōjun Miyagi and Gōjū-ryū. My hope is that in the future will be available a catalog of the exhibition to have materials to research about…

 

© 2019, Roberto Ugolini

About Okinawa Karate Gishiki (Ceremony)

Sometimes things and facts that happened seems unrelated, but..

In february, 8th IOGKF World Budosai (IOGKF 40th Anniversary Event) changed name in 8th Okinawa Traditional Karate Gishiki (Ceremony). Ceremony, mmm, interesting…

In July, I saw a movie Born Bone Born, centered on “bone washing,” the Okinawan ritual of washing the bones of the deceased four years after their entombment. Okinawan ritual, mmm, interesting…

In July, Ryukyu Shimpo newspaper reported the news “The Committee for Okinawa Karate UNESCO Listing was recently formed with the goal of getting Okinawa Karate registered as an intangible cultural asset with the United Nations Education, Scientific and Cultural Organization (UNESCO).” Okinawa Karate and UNESCO, mmm, interesting…

(Extract from 8th Okinawa Traditional Karate Ceremony booklet)

The Okinawan people have worshiped our ancestors as guardians and have passed down their traditions and rich culture from generation to generation. We show our respect and appreciation to our ancestors through GISHIKI – traditional ceremonies or rituals and these ceremonies are an important part of our lives.

Okinawan Traditional Karate is a martial art, but it is much more than that. It has played an important role in traditional ceremonies in Okinawan culture. Throughout history there have been demonstrations of karate and kata as part of significant events.

There is no precedent for UNESCO registration in other Japanese martial arts such as Judo or Kendo. We believe that it will be very difficult for traditional karate to register under the UNESCO heritage if we apply in the same manner as other Japanese martial arts have done.

We need a new and different approach. We think that is better to go to register traditional karate as GISHIKI or “traditional ceremony”.

Okinawa Traditional Karate exemplifies the supreme techniques and spirit acquired through years of training. When the great masters perform the kata, the audience can sense timelessness and authenticity through the performance. This is the essential difference between traditional karate and sport or competion karate.

The Ryukyu Kingdom ruled Okinawa up until the 19th century and as part of their ceremonies included demonstrations of Okinawan martial arts. As recently as 2018, when the Japanese Emperor came to Okinawa, the Okinawa Government organized a special ceremony focusing the masters’ demonstration at hte Karate Kaikan.

Is is difficult to know where to draw the line between traditional and other styles thar have evolved over time. But we also believe that is vert meaningful for Okinawan people to discuss this issue more openly toward the UNESCO registration.

Kobayashi Ryu, Shorin Ryu, Goju Ryu, and Uechi Ryu are the four major schools of karate that are widely recognized as traditional Okinawan karate styles. All these styles have a rich history and are a part of special ceremonies in Okinawa and Japan.

In conclusion, we would like to use the term GISHIKI for the events that are recognized by these four major styles from now on. By using GISHIKI we clarify which styles are aiming to register for the UNESCO world heritage designation and differentiate our authentic traditional karate from sport karate and continue the tradition of the Ryu Kyu Kingdom started centuries ago.

© 2019, Roberto Ugolini