Dōjō Kun, i Precetti del luogo dove si persegue la Via

Il mio primo incontro con i Dōjō Kun è stato nel 2000, nel corso del Miyagi Chojun Festival che si tenne a Toronto. Rimasi colpito dalla loro potenza, recitati in maniera superba dall’allora Capo Istruttore del Canada, Jim Marinow Sensei.

Sensei Paolo Taigō Spongia, Capo Istruttore della IOGKF Italia, ha bene illustrato il significato dei Dōjō Kun in questo articolo Dōjō Kun – La Mente che ricerca la Via

I Dōjō Kun insegnati, recitati e vissuti nella nostra Scuola sono stati trasmessi da Sensei Tetsuji Nakamura, Capo Istruttore della IOGKF. La sua recitazione, con una leggera pronuncia di Osaka 🙂 , è ascoltabile in questo link Dojo Kun

Mi piace evidenziare come concetti analoghi a quelli presenti nei Dōjō Kun sono presenti in diverse culture di diversi paesi del mondo, a testimoniare l’universalità dei principi morali che rappresentano.

礼儀を重んずること

Reigi o omonzuru koto

Rispetta gli altri e agisci sempre con onore e cortesia

L’essenza della buona disciplina è il rispetto. Rispetto dell’autorevolezza e rispetto degli altri. Rispetto di se stessi e rispetto delle regole. È un atteggiamento che inizia a casa, è rafforzato a scuola, e si mantiene per tutta la vita.

(Il codice del rispetto, Andre Agassi College Preparatory Academy)

勇気を養うこと

Yūki o yashinau koto

Sii coraggioso

Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla

(Nelson Mandela)

伝統空手道を守り日々の鍛錬を怠らず常に研究 工 夫をすること

Dentō karate o mamori hibi no tanren o okotarazu tsuneni kenkyū kufū o suru koto

Con la tua pratica quotidiana proteggi il Karate-Do tradizionale

Più pratico, più sono fortunato.

(Gary Player, golfista sudafricano)

Le tecniche superlative dei mari del sud, questo karate!

Che peccato veder minacciata la divulgazione della sua essenza reale.

Chi raccoglierà la sfida di riportare il karate alla sua vera gloria?

Con cuore fermo, di fronte al cielo azzurro, io faccio questa solenne promessa.

(Gichin Funakoshi)

不撓不屈の精神を養うこと

Futō fukutsu no seishin o yashinau koto

Sforzati di coltivare uno spirito incorruttibile e indomabile. Non arrenderti mai.

Non arrenderti mai.

Indipendentemente da ciò che ti accade attorno, non arrenderti mai.

Coltiva il tuo cuore. Nel tuo Paese si sprecano troppe energie per sviluppare la mente piuttosto che il cuore.

Sii compassionevole, non solo con i tuoi amici, ma con tutti.

Sii compassionevole. Adoperati per raggiungere la pace nel tuo cuore e nel mondo. Impegnati per la pace.

Ancora una volta ti dico: non arrenderti mai, indipendentemente da ciò che accade o da quello che succede intorno a te.

Non arrenderti mai.

(Dalai Lama)

心身を錬磨し剛柔流空手道の真髄究めること

Shinshin o renma shi Gōjū-Ryū Karate no shinzui o kiwameru koto

Perfeziona il corpo e la mente e sforzati di raggiungere l’essenza del Goju-Ryu Karate-Do

La mente è tutt’uno con il cielo (spirito) e la terra (corpo)

(primo precetto dei Kenpo Hakku)

Il kara (mente) te (corpo) è tecnica, tutti la possono imparare, il do (spirito) è la Via, quando la tecnica diventa parte di se.

(Katsuya Yamashiro)

Nel dōjō di Morio Higaonna Sensei a Naha, i Dōjō Kun sono recitati in questo modo:

Reigi o omonzuru koto

Shinshin o renma ni agemu koto

Hibi no tanren o okotarazu Dentō karate o mamuru koto

Gōjū-Ryū Karate no shinzui o tankyu suru koto

Futō fukutsu no seishin o yashinau koto

© 2018, Roberto Ugolini

I kata del Goju Ryu di Okinawa

I kata del Gōjū Ryū di Okinawa, come trasmessi ed insegnati nella IOGKF (International Okinawan Goju Ryu Karate-Do Federation), possono essere suddivisi in due tipologie:

  • heishugata: sanchin, tensho
  • kaishugata: gekisai dai ichi, gekisai dai ni, saifa, seiyunchin, shisochin, sanseru, sepai, kururunfa, sesan, suparinpei

Heishugata significa “forma a mano chiusa” (shu è scritto con lo stesso carattere di te di karate, ma è pronunciato in maniera diversa), ma questo non significa che sono kata dove la mano è tenuta chiusa, la chiusura è da intendersi del tanden, che rimane chiuso, compresso, dall’inizio alla fine del kata. Nei kaishugata (“forma a mano aperta”) il tanden è chiuso unicamente al momento del chinkuchi kakin (kime) o al termine dei movimenti eseguiti con muchimi (movimento lento, pesante, concentrato, appiccicoso).

Nel dōjō di Sensei Morio Higaonna a Naha è appesa sulla parete una tavola con sopra calligrafati i nomi dei kata: il sanchin, nelle due versioni Higaonna no Sanchin e Miyagi no Sanchin, è presente preceduto dalla calligrafia kihon kata, poi sono presenti i kaishukata, infine il tensho, preceduta dalla calligrafia heishugata.

goju kata kanji

Nel dicembre del 2012, approfittando di una pausa nella pratica, chiesi a Sensei Higaonna come mai il sanchin non era tra gli heishugata, lui rispose che il sanchin è un heishugata ma, nello stesso tempo, è il kata fondamentale, grazie alla pratica corretta e costante del quale è possibile cogliere i kukuchi, i punti chiave, l’essenza, di tutti gli altri kata.

kata kanji

I kata sanseru, sepai, sesan e suparinpei hanno raffigurato come kanji finale shu che nella lingua parlata non viene però pronunciato. Sesan significa ’13’ che nella cultura Cinese rappresenta la fortuna e la prosperità. Il significato per sanseru, sepai e suparinpei è descritto nell’articolo Suparinpei – 108 .

I kata Gekisai Dai Ichi e Gekisai Dai Ni, creati da Chōjun Miyagi nel 1940, hanno dei nomi, “attaccare e distruggere”, che riflettono il periodo storico in cui sono stati creati.

I kanji originali dei rimanenti kaishugata sono andati persi nel tempo e sono rappresentati da kanji che evocano il significato dei kata stessi e la cui pronuncia è simile a quanto tramandato verbalmente.