Chōjun Miyagi and Gōjū Ryū’s “news”

The exhibition room of Okinawa Karate Kaikan is currently dedicated to Chōjun Miyagi as well as the history and characteristics of Gōjū-ryū.

And we can find very interesting “news”… here the list of more relevant ones in my opinion.

1928:  a copy of an article of Kyoto Imperial University Newspaper (November 1, 1928) about a karate (tode) training session. There also two photos in the article, one of a group training session (all in morote chudan no kamae, sanchin training?), and the other of Chōjun Miyagi in neko ashi dachi / yama uke (like at the end of seiyunchin kata). I never saw these two photos before.. This article is really important because is a written document about the first trip of Chōjun Miyagi in mainland Japan. In the same period there was the meeting with Gichin Funakoshi and Yasuhiro Konishi (see photo below).

miyagifunakoshikonishiazama

1930: copies of three articles about Jin’an Shinzato performance in November 1930 during “The 10th Anniversary Festival of the Establishment of Meiji Jingu”. The event included a martial art kata exhibition and karate was performed together judo and kendo on November 3 and 4 at Tokyo Metropolitan Hibiya Public Hall. The articles was published by “Tokyo Nichinichi Shimbun” (Nov. 5, 1930), by “Okinawa Asahi Shimbun” (Nov. 11, 1930) and “Hawaii Hochi” (October 16, 1930).

1935: during the tug-of-war held in 1935, Chōjun Miyagi carried out the very important duty “Kanuchibo“, ie helding the Kanuchibo pole that joined the “female rope” with ” the “male rope”. There’s a photo in the exhibition about that matter which is more detailed and enlarged than the known one (see below), where the pole is displayed in almost the full lenght.

tugofwar

1936: of the trip of Chōjun Miyagi in Shangai, we have the commemorative plaque signed by Miyagi and others. There is also a photo displayed at the exhibition with Miyagi seated during a dinner, very similar to the one taken in 1940 at Kyoto (see below), but with a lady in front, together with men in military uniform and jacket – tie.

dinner

1940: do you remember my article about the Gōjū-ryū‘s video? You can find it at THE Goju-Ryu video

In the article I stated: “According to Okinawan Prefectural Museum, the photographer, Manshichi Sakamoto, took many pictures during the film and Chōjun Miyagi was in one of the pictures “performing shime on Kotaro Kohama at the Teacher’s College” (as reported in Morio Higaonna’s book). To have more information about the pictures, I wrote to Akiyoshi Sakamoto: he answered me that at the beginning of 2005 they gave all the plates to Japan Folk Craft Museum.

I wrote two times to Japan Folk Craft Museum to have more information about the video and the photos but, unfortunately, I hadn’t receive any answer.”

And the news is…. there the photos! Other than the sanchin shime on Kotato Kohama they displayed:

  • a smiling Chōjun Miyagi looking at the scene with other operators (you can find a portion of this photo in the brochure of the exhibition);

miyagiexhibition

  • two more photos of Chōjun Miyagi during sanchin shime;

shime

  • Chōjun Miyagi supervising the group training of seiyunchin kata;
  • a student in kuri uke during kururunfa kata;
  • a student in neko ashi dachi / tora guchi during kururunfa kata;
  • two students in kururunfa bunkai;
  • a student during tensho kata;
  • a student during tan exercise.

To conclude: a terrific exhibition with a lot of material about Chōjun Miyagi and Gōjū-ryū. My hope is that in the future will be available a catalog of the exhibition to have materials to research about…

 

© 2019, Roberto Ugolini

Annunci

Shodan, nidan, sandan…

Shodan, la cintura nera primo dan, può essere un primo obiettivo del praticante

dan-kanji

. La traduzione di dan è, letteralmente, “scolpire gradini su per la montagna”, e rende bene l’idea dell’ascesa, tecnica, spirituale e morale del praticante. Ma rende anche bene l’idea che è solo un primo obiettivo: così come lo scalatore, arrivato alla vetta, scopre nuovi panorami, nuove vette, nuovi obiettivi, così il praticante, arrivato alla cintura nera, deve proseguire il suo percorso, consapevole della strada già percorsa ma con l’obiettivo del costante miglioramento.

Jigoro Kano, fondatore del judō, ha graduato shodan i suoi allievi per la prima volta nel 1883. Gichin Funakoshi, fondatore dello stile Shotokan, è stato il primo maestro di karate ad adottare la graduazione dan, nel 1924.

Chōjun Miyagi, fondatore del Gōjū-ryū Karate-dō, era contrario alle graduazioni dan, e finchè in vita non ha mai graduato nessuno. Il maestro Morio Higaonna racconta un episodio a riguardo: durante un soggiorno a Kyoto il maestro Miyagi fu invitato a cena da alcuni membri del Butokukai e da alcuni allievi delle università giapponesi. Durante la cena uno dei commensali si avvicinò al maestro Miyagi consegnandogli una busta contenente dei soldi e dicendogli “Ippitsu onegai shimasu”, traduzione libera, “ci metta qualche firma sui diplomi di dan”. Il maestro Miyagi rifiutò la busta e fu anche la sua ultima visita a Kyoto.

Ma non era contrario ai titoli in genere, lui stesso fu riconosciuto kyoshi (il secondo livello del livello di maestria) dal Butokukai nel 1937 e raccomandò il suo allievo Jin’an Shinzato per il titolo di renshi (primo livello) nel 1939.

Credo che nella pratica odierna le graduazioni siano importanti, permettono di riconoscere l’impegno del praticante e la qualità di una scuola. Mi piace la nostra tradizione di consegnare la cintura nera shodan al praticante con il solo karategi, senza cintura marrone indosso, per ricordare, per dirla con le parole del maestro Miyagi, di continuare a “praticare duramente con la mente del principiante”.

Cari yudansha, buon cammino nel club dei principianti!

Bunkai non significa applicazione!

Bunkai non significa applicazione!

bunkai kanji

Bun significa “parte, porzione, quota”.

Kai (pronuncia on, cinese) significa “risolvere, capire, spiegare”.

Bunkai significa quindi “analisi, decomposizione, de assemblare”.

kata bunkai setsumei

Il maestro Chōjun Miyagi non sembra mai aver utilizzato nei suoi scritti il termine bunkai, ma il suo amico e compagno di pratica Kenwa Mabuni utilizza questo termine nel suo libro del 1934 “Kōbō Jizai Goshin jutsu Karate Kenpō”, “kata bunkai setsumei” (analisi e spiegazione), riportando anche disegni e spiegazioni per il kata seiyunchin.

Ricordiamo che, nello stesso libro, Mabuni appella Chōjun Miyagi come “mio senior” e lo stile da lui (Mabuni) praticato ed insegnato “Gōjū-ryū Kenpō”, per evidenziare la familiarità e la vicinanza tra i due grandi maestri.

Nel suo scritto “Ryukyu Kenpo Karatedo Enkaku Gaiyo”, preparato in occasione di una dimostrazione e di una conferenza ad Osaka del 28 gennaio 1936, Chōjun Miyagi scrive:

“Nella pratica del kumite, disveliamo i kaishu kata che abbiamo già imparato e studiamo le tecniche di attacco e di difesa in essi contenuti. Avendo compreso il loro scopo tecnico, pratichiamo le tecniche di attacco e difesa (攻防の術 kōbō no jutsu) con uno spirito combattivo come in una situazione reale”.

I caratteri utilizzati per il verbo “disvelare” sono “解き放ち”, “Toki (pronuncia kun) hanachi“.

Toki”, i primi due caratteri, viene da toku, che significa capire, districare; “Hanachi”, il terzo ed il quarto carattere, viene da hanatsu, emettere o rilasciare. “Tokihanatsu” è un verbo composto che significa svolgere, far comprendere, disvelare.

Toki” contiene quindi lo stesso kanji di “bunkai”, pronunciato in maniera diversa.

Ecco allora che quanto scritto da Chōjun Miyagi può essere inteso come una guida all’interpretazione del significato di bunkai.
“Avendo compreso lo scopo tecnico dei kaishu kata ci fornisce l’indicazione di studiare a fondo, “analizzare”, i kaishu kata, senza modificarli, per evitare la perdita di conoscenze e per carpire le indicazioni sulle qualità fondamentali necessarie nel combattimento, anche in una logica evolutiva.
“pratichiamo le tecniche di attacco e difesa” è, all’apparenza, una affermazione banale, è ovvio che pratichiamo tecniche di attacco e difesa… ma il mio suggerimento è quello di interpretare l’affermazione nel senso di cercare e ricercare gli “opposti”, tecniche “dure” e “morbide”, su bersagli a differenti altezze, con posizioni che si alternano, in accordo al contesto che cambia continuamente, sia in riferimento al luogo che alla persona che ci troviamo ad affrontare.
“spirito combattivo”, aspetto fondamentale che permette di superare la normale attitudine a ‘comportarsi bene con gli altri’… non intendo essere cattivi, ma decisi, consapevoli, sinceri, sicuri delle proprie forze e delle proprie debolezze, con un atteggiamento che permette la crescita delle qualità non solo tecniche, nostre e del nostro compagno di pratica.
“situazione reale”, forse l’aspetto più difficile da riprodurre nella pratica, anche se a mio avviso non deve necessariamente trasformarsi nel praticare vestiti senza karategi o con le scarpe (che alle volte è anche opportuno fare). La mia interpretazione, associata allo spirito combattivo, è che dobbiamo farci aiutare dal kata e capire cosa ci suggerisce al di la dell’apparenza, bersagli da colpire, spostamenti, ecc. La frase dell’architetto Louis Sullivan, “la forma segue la funzione”, dovrebbe farci riflettere, aiutandoci ad evitare che sia la funzione a seguire la forma…

© 2018, Roberto Ugolini

The cultural development and the promotion of karate: Chōjun Miyagi’s contribution – L’evoluzione culturale e la promozione del karate: il contributo di Chōjun Miyagi

(Versione in italiano al termine di quella in inglese)

Karate is now internationally spread and recognized, but in the twenties of the last century it was spread only in Okinawa and it was not still recognized from the Japanese Authorities. In this article we want to point out the contribution of Chōjun Miyagi, founder of the style Goju-Ryu, in the cultural development and the promotion of karate. Miyagi realized that karate had to evolve in cultural quality, in order to be at the same level of Budo and to be spread in Japan and in the world. To reach this goal, Chōjun Miyagi wrote some manuscripts and articles, and participated in the standardization process of the terminology and of training, including the kata creation for the teaching in the schools.

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Chōjun Miyagi (1888-1953), from Naha City Museum of History Archive

The “martial life” of Chōjun Miyagi can be divided in five periods:

  • the practice with Kanryo Higaonna (1902 – 1915)
  • the research and the diffusion of karate in Okinawa (1916 – 1926)

In this period Chōjun Miyagi completed the Naha-te of Kanryo Higaonna and contributed to the public diffusion in Okinawa, teaching in some public structures (schools, police), carrying out numerous demonstrations, founding karate research clubs.

  • the official acknowledgment of karate (1927 – 1933)

In this period Chōjun Miyagi was instrumental for the acknowledgment of karate in the official structures of Okinawa (the Athletic Association of Okinawan Prefecture, introduction in the scholastic curriculum) and Japanese (creation of the Okinawan branch office of Dai Nippon Butokukai, with karate as recognized martial art).

  • the promotion of karate (1934 – 1942)

Through the teaching, especially in Japan, but also through some writings, and contributing in the standardization process of the terminology and of training, including the kata creation for the teaching in the schools.

  • the transmission of the Goju-Ryu Karate-Do (1947 – 1953)

(versione in italiano)

Il Karate è oggi diffuso e riconosciuto in campo internazionale, ma negli anni venti del secolo scorso era diffuso solamente ad Okinawa e non era ancora riconosciuto dalle autorità giapponesi. In questo articolo vogliamo evidenziare alcuni aspetti legati alla promozione del karate da parte di Chōjun Miyagi, fondatore dello stile Goju-Ryu. Miyagi, oltre a continuare gli insegnamenti ad Okinawa e nelle isole principali del Giappone, comprese che se il karate voleva essere degno al rango del Budo e essere diffuso in Giappone ed internazionalmente doveva evolvere in qualità culturale. Allo scopo Chōjun Miyagi scrisse alcuni manoscritti e articoli, inoltre partecipò ai tentativi di standardizzazione riguardanti le terminologie e pratiche di allenamento, compresa la creazione di kata per l’insegnamento nelle scuole.

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Chōjun Miyagi (1888-1953), dall’archivio del Museo di Stora della città di Naha

La “vita marziale” di Chōjun Miyagi può essere suddivisa in cinque periodi [1]:

  • la pratica con Kanryo Higaonna (1902 – 1915)
  • la ricerca e la diffusione del karate ad Okinawa (1916 – 1926)

In questo periodo Chōjun Miyagi sistematizzò e completò il Naha-te di Kanryo Higaonna e contribuì alla diffusione pubblica del karate ad Okinawa, insegnando presso alcune strutture pubbliche (scuole, polizia), effettuando numerose dimostrazioni, fondando club di ricerca.

  • il riconoscimento ufficiale del karate (1927 – 1933)

In questo periodo Chōjun Miyagi fu parte attiva nel processo che portò al riconoscimento del karate nelle strutture ufficiali di Okinawa (Associazione Atletica della Prefettura di Okinawa, inserimento nel curriculum scolastico) e giapponesi (creazione della filiale di Okinawa del Dai Nippon Butokukai [2], con l’inserimento del karate come arte marziale riconosciuta).

  • la promozione del karate (1934 – 1942)

L’opera di promozione fu portata avanti attraverso gli insegnamenti, sia in Giappone sia all’estero, ma anche attraverso alcuni scritti e tentativi di standardizzazione di terminologie e pratiche di allenamento.

  • la trasmissione del Goju-Ryu Karate-Do (1947 – 1953)

[1] La suddivisione è, ovviamente, opera dell’autore, tenendo conto delle attività di Chōjun Miyagi e cercando di raggrupparle secondo un percorso di formazione tecnica e marziale.

[2] L’organizzazione ufficiale che raggruppava tutte le discipline del budo, fondata nel 1895 e sciolta dopo la seconda guerra mondiale.

© 2018, Roberto Ugolini

Dōjō Kun, i Precetti del luogo dove si persegue la Via

Il mio primo incontro con i Dōjō Kun è stato nel 2000, nel corso del Miyagi Chojun Festival che si tenne a Toronto. Rimasi colpito dalla loro potenza, recitati in maniera superba dall’allora Capo Istruttore del Canada, Jim Marinow Sensei.

Sensei Paolo Taigō Spongia, Capo Istruttore della IOGKF Italia, ha bene illustrato il significato dei Dōjō Kun in questo articolo Dōjō Kun – La Mente che ricerca la Via

I Dōjō Kun insegnati, recitati e vissuti nella nostra Scuola sono stati trasmessi da Sensei Tetsuji Nakamura, Capo Istruttore della IOGKF. La sua recitazione, con una leggera pronuncia di Osaka 🙂 , è ascoltabile in questo link Dojo Kun

Mi piace evidenziare come concetti analoghi a quelli presenti nei Dōjō Kun sono presenti in diverse culture di diversi paesi del mondo, a testimoniare l’universalità dei principi morali che rappresentano.

礼儀を重んずること

Reigi o omonzuru koto

Rispetta gli altri e agisci sempre con onore e cortesia

L’essenza della buona disciplina è il rispetto. Rispetto dell’autorevolezza e rispetto degli altri. Rispetto di se stessi e rispetto delle regole. È un atteggiamento che inizia a casa, è rafforzato a scuola, e si mantiene per tutta la vita.

(Il codice del rispetto, Andre Agassi College Preparatory Academy)

勇気を養うこと

Yūki o yashinau koto

Sii coraggioso

Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla

(Nelson Mandela)

伝統空手道を守り日々の鍛錬を怠らず常に研究 工 夫をすること

Dentō karate o mamori hibi no tanren o okotarazu tsuneni kenkyū kufū o suru koto

Con la tua pratica quotidiana proteggi il Karate-Do tradizionale

Più pratico, più sono fortunato.

(Gary Player, golfista sudafricano)

Le tecniche superlative dei mari del sud, questo karate!

Che peccato veder minacciata la divulgazione della sua essenza reale.

Chi raccoglierà la sfida di riportare il karate alla sua vera gloria?

Con cuore fermo, di fronte al cielo azzurro, io faccio questa solenne promessa.

(Gichin Funakoshi)

不撓不屈の精神を養うこと

Futō fukutsu no seishin o yashinau koto

Sforzati di coltivare uno spirito incorruttibile e indomabile. Non arrenderti mai.

Non arrenderti mai.

Indipendentemente da ciò che ti accade attorno, non arrenderti mai.

Coltiva il tuo cuore. Nel tuo Paese si sprecano troppe energie per sviluppare la mente piuttosto che il cuore.

Sii compassionevole, non solo con i tuoi amici, ma con tutti.

Sii compassionevole. Adoperati per raggiungere la pace nel tuo cuore e nel mondo. Impegnati per la pace.

Ancora una volta ti dico: non arrenderti mai, indipendentemente da ciò che accade o da quello che succede intorno a te.

Non arrenderti mai.

(Dalai Lama)

心身を錬磨し剛柔流空手道の真髄究めること

Shinshin o renma shi Gōjū-Ryū Karate no shinzui o kiwameru koto

Perfeziona il corpo e la mente e sforzati di raggiungere l’essenza del Goju-Ryu Karate-Do

La mente è tutt’uno con il cielo (spirito) e la terra (corpo)

(primo precetto dei Kenpo Hakku)

Il kara (mente) te (corpo) è tecnica, tutti la possono imparare, il do (spirito) è la Via, quando la tecnica diventa parte di se.

(Katsuya Yamashiro)

Nel dōjō di Morio Higaonna Sensei a Naha, i Dōjō Kun sono recitati in questo modo:

Reigi o omonzuru koto

Shinshin o renma ni agemu koto

Hibi no tanren o okotarazu Dentō karate o mamuru koto

Gōjū-Ryū Karate no shinzui o tankyu suru koto

Futō fukutsu no seishin o yashinau koto

© 2018, Roberto Ugolini

Gōjū-ryū Bujutsu

法剛柔呑吐 Hō Gōjū donto, “The way of inhaling and exhaling is hardness and softness”.

This is the third phrase of Kenpo Hakku 拳法八句 , “Eight Poems of Boxing”, contained in the manuscript document called Bubishi in Japanese, which inspired Chōjun Miyagi when, in 1930, he chose a name for his style, Gōjū-ryū.

And, in 1933, karate (tōdī) was recognized as a form of budō by the Dai Nippon Butokukai, “Society of Martial Virtues of Great-Japan”, recorded as Gōjū-ryū Karate (Tōdī)“.

This recognition was obtained also thanks to the effort of Chōjun Miyagi in demonstration of his art in front of members of the Japanese Imperial family and during the festival of martial virtues (butokusai).

Like in 1921 in front of the then Crown Prince Hirohito.

“His Highness entered the estate of Marquis Sho and granted audience to the Marquis, his family and former retainers. He then visited the old castle. In the open space before it, he was welcomed by the school children, and there he witnessed the athletic exercises of the middle schools, who exhibited the art of self protection known as karate, resembling boxing“

(Futura/Sawada (1925): The crown prince’s European tour, p. 17).

And in the year 1935 during Butokusai, the annual demonstrations organized by Butokukai. Chōjun Miyagi performed Sanchin, Sesan and yakusoku kumite, with Jitsu’ei Yogi as his partner, which remembered:

“In 1934 I became a student at the Ritsumeikan University. In the following year I acted as a partner Miyagi Chōjun Sensei during the Butokusai. At that time there was the highly respected Jūdōka of the Butokukai named Isogai Hajime (1871-1947). I was studying together with his son at the Faculty of Laws at the time. He said to me, ‘Mr. Yogi, my father has praised your teacher very much. He must be really a first-class Budōka and personality’.”

So, it is a great honor that Morio Higaonna Sensei, following the footsteps of the founder of Gōjū-ryū, demonstrate Suparinpei kata for Japanese Emperor and his majesty Empress at the new Karate-Kaikan (April 29, 2018).

Demonstration for the Emperor

And, once again, it is an honor that Morio Higaonna Sensei and Tetsuji Nakamura Sensei demonstrated their art at 41st Kobudo demonstration in Nippon Budokan of Tokyo. The IOGKF, proud member of the Nihon Kobudo Kyokai (Japan Traditional Martial Arts Association), is one of the few karate organizations that the Japanese Government recognizes as a true Japanese traditional martial arts organization.

41. Kobudo demonstrations

And this is the description of the art of Gōjū-ryū reported by the Nihon Kobudo Kyokai.

Okinawa Gōjū-ryū Bujutsu school was founded around 1930 by Chōjun Miyagi (1888–1953). It is a Bujutsu style close to Karate, which mixes hard and soft techniques, as its name states. , which means hard, refers to closed hand techniques or straight linear attacks, while , which means soft, refers to open hand techniques and circular movements.

© 2018, Roberto Ugolini

Bakkies Sensei’s interviews (part 3) – Interviste con Sensei Bakkies (terza ed ultima parte)

(versione in italiano al termine di quella inglese)

This is the last post of a 3-part post regarding Sensei Bakkies Laubscher. This interview was published in December 2015 issue of IOGKF Magazine after the grading to 9th dan.

You can find the two other interviews at the following links:

Bakkies Sensei’s interviews (part 1) – Interviste con Sensei Bakkies (prima parte)

Bakkies Sensei’s interviews (part 2) – Interviste con Sensei Bakkies (seconda parte)

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Literally thousands of hours in the dōjō, journeying countless miles and spread out over 50 years, Sensei Bakkies Laubscher has been a powerhouse figure of Gōjū Ryū Karate and IOGKF International for over half a century. Karate is the art of constantly challenging ones self to become better each day. At 67 years of age and with such and an extensive career it would be hard to believe that there would be any more Karate mountains left for Sensei Bakkies Laubscher to climb. Yet in October 2015, Sensei Bakkies achieved yet another milestone when he became the first ever person to achieve the rank of 9th Dan from his life long teacher and supreme master Sensei Morio Higaonna. A moment that will go down in the history books, IOGKF Magazine caught up with Sensei Bakkies to get his feeling on this incredible achievement.

How did the whole process of your grading test start? Is it something you were informed of prior or was it a surprise?

Interesting question – I guess the grading process did not really ‘start’ for me at any time or point specifically as I train daily and attempt all the time to stay in the best possible shape, taking illness and injuries in consideration, of course. I tested for Nanadan in 1993 – 22 years and one grading since then, so I have always been content to just continue to train and grow. My philosophy is, and has been for the 52 plus years that I have been practicing Karate, that I practice a Martial Art or Budo, which implies disciplined daily training, shaping and concentrating to keep oneself as alert, conditioned and prepared as can be at all times. I believe you should be ready for your next grading at any time! I was kind of pre-warned about three months prior though. Many members will recall one of my favorite sayings that ‘you are as good as your last training session’ – with this implying that one always has to be in excellent condition, mentally and physically and always ready for, whatever! There is no purpose to train intensely solely for a next rank or grade, that kind of defeats the point of practicing a Martial Art, I guess.

Being the first ever western 9th Dan in IOGKF, was the thought of trying to go ‘where no man has gone before’ overwhelming to you? And how did you prepare yourself for this?

I do not have any grading certificates in my dōjō on the walls – my ability on the floor should confirm what level I am. To be honest, I am very critical of my own ability and standard and therefore try as hard as I can daily to iron out the flaws in my make-up. I have sincerely never given the ‘going where no man has gone before’ idea any thought, until some of fellow practitioners and close friends pointed it out to me following the result at the Chief Instructor Gasshuku in Okinawa. I have simply enjoyed training so much ever since starting Karate, that achievements have never really been my goals or objectives. Maybe when I was younger, I needed to win medals in tournaments but I soon realized, before I was 30 years old and having fought in two WUKO World Championships (in 1972 in Paris, I came joined 5th in the individual Kumite and in 1975 in Long Beach, I was in the South African team that narrowly lost to England who won), that this was a ‘false’ road, so I gave it up when I realized it was just chasing wind and deviating from traditional Karate. I must also admit that mediocrity has never been an option for me! I try to do Karate to the best of my ability and appreciate and respect the Karate hierarchy, but also see it as not just a given – you need to earn your position and respect, you don’t just get it – this is the hardest and true way!

After all you have accomplished and done in traditional karate, what does achieving this grade mean to you personally?

Personally, it means that I have a tremendous responsibility to my Teacher, Higaonna Morio Sensei, and all those who ‘went before me’ to acknowledge and justify their sacrifices, passion and pioneering efforts – they were the ones hacking into ‘no man’s land’. There were also a few prominent people knowingly and unknowingly influencing me and guiding me along the way through the years, including some remarkable leaders I worked alongside during my military career. I also see a big responsibility to all my colleagues, some of who are not around anymore. Without the camaraderie of the IOGKF seniors, the countries that regularly invite me and believe in me, as well as some close acquaintances, friends and colleagues from other styles and organizations, it would have been a truly lonely journey – I hope I can someday reciprocate! Then of course, my own students in my dōjō, especially the seniors, and also all serious students around the world that now can see that it is possible to go higher with the necessary effort and commitment. Last, but not least, my family, who supported me to pursue my dreams!

Now that you have achieved this milestone. What is next for Sensei Bakkies in 2016 and beyond?

At the age I am now, one has to look seriously at your possible TR = Time Remaining, and the management thereof. I obviously am going to keep on trying to get better, train harder (and believe me, getting older definitely means training harder!) but most important, find the best way to prepare and guide the next generation(s). Unfortunately a lot of what I know and do is not duplicable – one followed one’s own instinct and self-direction, so one has to experiment the best way and method to ensure that the transfer of knowledge and advice accumulated through half a century of hard training, listening and observations, sacrifice, disappointments, hacking through a ‘jungle’ of misinformation and deviations along the way, is planned and executed in the most efficient way to ensure the preservation of the essence of what I have experienced in my short career.

Congratulations Sensei Bakkies Laubscher!

Questa è l’ultima delle tre interviste a Sensei Bakkies, pubblicata nell’edizione di Dicembre 2015 dell’IOGKF Magazine (traduzione in italiano dal blog Ken Zen Ichinyo).

Le prime due interviste sono ai link:

Bakkies Sensei’s interviews (part 1) – Interviste con Sensei Bakkies (prima parte)

Bakkies Sensei’s interviews (part 2) – Interviste con Sensei Bakkies (seconda parte)

Letteralmente migliaia di ore spese nel dōjō, viaggi che hanno macinato chilometri spalmati su 50 anni e passa di pratica, Sensei Bakkies Laubscher è stata una figura centrale del Gōjū Ryū e della IOGKF per più di mezzo secolo. Il Karate è l’arte della sfida continua con se stessi per diventare ogni giorno un uomo migliore. A 67 anni e con una carriera così intensa alle spalle non avremmo potuto immaginare un’altra montagna da scalare per Sensei Bakkies Lauscher. Eppure nell’ottobre del 2015 ha raggiunto un’altra pietra miliare quando è diventato il primo a ricevere il nono dan dal Maestro di una vita Sensei Morio Higaonna. Un momento che finirà nei libri di storia. IOGKF Magazine ha incontrato Sensei Bakkies per raccogliere le sue sensazioni su questo incredibile risultato.

Come è cominciato il processo di graduazione? E’ stato qualcosa di preannunciato o è stata una sorpresa?

Domanda interessante, credo che il processo di graduazione non è realmente cominciato per me in nessun momento specifico, mi alleno quotidianamente e mi sforzo in ogni momento di mantenermi nello stato di forma migliore possibile, tenendo in conto chiaramente le malattie e gli infortuni. Ho conseguito il settimo dan nel 1993, sono passati 22 anni e un passaggio di dan da allora, e sono sempre stato felice di continuare ad allenarmi e crescere. La mia convinzione è, e lo è stata per tutti i 52 anni e passa che ho praticato karate, che la mia pratica, il mio budo, richiede un allenamento quotidiano disciplinato, un buon stato di forma e di concentrazione, per mantenersi al meglio, pronti, forti e preparati in ogni momento. Io credo che uno dovrebbe sentirsi pronto per la prossima graduazione in ogni istante! Comunque ebbi una sorta di preavviso circa tre mesi prima. Molti ricorderanno uno dei miei detti preferiti, “che tu vali tanto quanto la tua ultima sessione d’allenamento”, intendendo con questo che uno deve essere sempre in un’eccellente condizione mentale e fisica e sempre pronto, per qualsiasi cosa!. Non ha senso allenarsi intensamente con il fine della classifica o del grado, questo atteggiamento tradisce il senso proprio dell’arte marziale, credo.

Essere il primo tra gli occidentali a raggiungere il 9. dan nella Iogkf, il pensiero di arrivare dove nessuno era mai arrivato prima, è stato pesante? E come ti sei preparato per questo?

Non ho nessun certificato di graduazione appeso al muro nel mio dōjō, la mia abilità sul tatami dovrebbe ancora confermare il livello al quale appartengo. Per essere sinceri io sono molto critico riguardo alle mia abilità e standard e quindi mi impegno sempre duramente per limare i miei difetti. Sinceramente l’idea di “arrivare dove nessuno prima è mai stato”, non mi aveva mai sfiorato, fino a quando alcuni compagni di pratica e carissimi amici non me lo hanno fatto notare dopo l’ultimo Gasshuku dei Capo Istruttori. Semplicemente da quando ho cominciato a praticare karate mi è sempre piaciuto allenarmi tanto che i traguardi non sono mai stati realmente i miei fini o obiettivi.

Forse quando ero più giovane, avevo bisogno di vincere medaglie nei tornei ma ho realizzato presto, prima dei miei 30 anni e dopo aver combattuto in due WUKO World Championships (nel 1972 a Parigi, dove sono arrivato 5° nel kumite individuale e nel 1975 a Long Beach, dove facevo parte della squadra sudafricana che perse di poco contro quella inglese), che questa fosse una falsa strada, così ho smesso quando ho realizzato che stavo giusto rincorrendo il vento e che stavo allontanandomi dal karate tradizionale. Devo anche ammettere che la mediocrità non è mai stata un’opzione per me! Cerco di praticare karate al meglio delle mie capacità, apprezzo e rispetto la gerarchia del karate, ma la vedo anche non come un semplice ottenimento, piuttosto come un “devi guadagnarti la tua posizione e il rispetto”, non sono cose che ottieni una volta per tutte, questa è la via più dura e vera!

Dopo tutto quello che hai raggiunto e fatto nel karate tradizionale, cosa significa per te il conseguimento di questo grado?

Personalmente significa che ho una responsabilità enorme nei confronti del mio Maestro Morio Higaonna, e verso tutti quelli che sono venuti prima di me, di riconoscere e giustificare il loro sacrificio, la loro passione e i loro sforzi pioneristici: sono stati loro che hanno raggiunto per primi una terra di nessuno. Ci sono poi anche altre persone che consapevolmente o inconsapevolmente mi hanno influenzato e guidato attraverso gli anni, inclusi alcuni capi con i quali ho lavorato durante la mia carriera militare. Sento anche una grande responsabilità verso tutti i miei colleghi , molti dei quali non ci sono più. Senza il cameratismo dei membri anziani della IOGKF, senza i paesi che mi invitano regolarmente per i Gasshuku e che credono in me, e senza gli amici e i colleghi di altri stili e organizzazioni, sarebbe stato in realtà un viaggio ben solitario: spero un giorno di poter contraccambiare. Poi, certamente, anche verso i miei studenti, nel mio dōjō, specialmente gli anziani, e verso gli studenti seri in giro per il mondo che ora possono vedere come sia possibile arrivare più in alto con uno sforzo adeguato e con l’impegno. Ultima ma non ultima la mia famiglia che mi ha sostenuto nel perseguire i miei sogni!

Raggiunta questa pietra miliare, cosa riserva il 2016 e gli anni a seguire per Sensei Bakkies?

Alla mia età, uno deve guardare seriamente al proprio TR=Tempo Rimanente, e alla sua gestione. Ovviamente continuerò ad allenarmi per migliorare, allenarmi più duramente (e credetemi, diventare vecchi significa veramente allenarsi più duramente), ma soprattutto trovare la via migliore per preparare e guidare le prossime generazioni. Sfortunatamente molto di quello che io conosco e faccio non è replicabile: ognuno segue il proprio istinto e la propria direzione, così si deve sperimentare la via migliore e il metodo migliore per assicurarsi che il trasferimento delle conoscenze e delle informazioni accumulate attraverso mezzo secolo di duro lavoro, di ascolto e di osservazione, di sacrifici, di delusioni, facendosi strada in una giungla di disinformazione e di deviazioni lungo la via; sia pianificato ed eseguito nella maniera più efficace per preservare l’essenza di ciò che io ho sperimentato nella mia breve carriera.

Congratulazioni Sensei Bakkies!