#JUNBI UNDO 1

Quando capita di avere degli “spettatori” alle lezioni, quasi tutti, dopo il junbi undo, mi domandano: “Che tipo di riscaldamento è quello che fate?”. Alla mia risposta: “Non è riscaldamento, è karate“, ottengo reazioni che vanno dallo stupito all’incuriosito.

I Junbi Undo (letteralmente “esercizi preparatori”) sono parte integrante del curriculum tecnico (shido taikei) del Gōjū-ryū di Okinawa, ed è sicuramente una delle eredità più importanti che ci ha lasciato il maestro Chōjun Miyagi.

Gli esercizi che fanno parte del junbi undo, così come vengono praticati oggigiorno, sono stati sistematizzati dal maestro Chōjun Miyagi nel periodo compreso tra il 1917 ed il 1926, in quel periodo che è conosciuto come l’epoca d’oro del Naha-te. E’ molto probabile che alcuni esercizi del junbi undo, che in quel periodo veniva chiamato yobi undo, furono sviluppati dal maestro Kanryo Higaonna. Fu comunque il maestro Miyagi che sistematizzò gli esercizi, in base alla sua ricerca personale ed alle conoscenze che aveva avuto modo di apprendere durante il suo  servizio militare (1910-1912), svolto presso una unità medica dell’esercito imperiale giapponese.

Nel 1932 il maestro Miyagi scriveva: “tutte le parti del corpo dovrebbero essere esercitate per sviluppare la flessibilità muscolare, la forza e la resistenza. Gli esercizi preparatori inoltre aiutano il praticante a sviluppare le necessarie abilità fondamentali del karate, i kata sanchin e tensho.”

In uno scritto del 1934 aggiunge: “… Terminata l’esecuzione dei kata fondamentali, i yobi undo sono praticati nuovamente per rilassare i muscoli, seguiti da esercizi respiratori.”

Infine nel 1936 precisa: “ciascuna parte del corpo deve essere esercitata in maniera sistematica. […] I yobi undo permettono al praticante di imparare i kata fondamentali con maggiore facilità e comprensione”.

Per riassumere: gli esercizi del junbi undo coinvolgono tutte le parti del corpo, cominciando dalle dita dei piedi, fino ad arrivare al collo, agli occhi. La sequenza degli esercizi può variare, anche se alcuni esercizi dovrebbero essere sempre presenti, nel rispetto del principio “dal basso verso l’alto”. Nel corso di sessione di junbi undo possono essere enfatizzati esercizi per la flessibilità, la forza o la resistenza, tenendo conto del programma da svolgere successivamente. E’ importante eseguirli con la giusta concentrazione, “portando la mente nella parte del corpo che si sta esercitando” (nelle parole del maestro Morio Higaonna). I movimenti devono essere abbinati alla respirazione, avendo cura di inspirare ed espirare correttamente, con modalità che permetteranno successivamente una maggiore comprensione nella pratica dei kata sanchin e tensho.

Il link di seguito permette di vedere il maestro Morio Higaonna in una sequenza di junbi undo (il video è stato girato a metà degli anni ’80).

Junbi undo eseguito da Sensei Morio Higaonna

© 2020, Roberto Ugolini

 

 

 

 

#IOPRATICOIKATA

“Il kata è un concetto difficile da comprendere, così per aiutarci a comprendere con chiarezza la sua natura ed il suo posto nella pratica del karate, possiamo paragonarlo ai differenti tipi di caratteri del sistema di scrittura cinese, i kanji.

Nella scrittura di un carattere esiste uno stile formale o stampato che è governato da regole e dimensioni ben precise. Esiste inoltre uno stile libero o manuale che permette all’autore di esprimere la propria interpretazione dei caratteri formali. … Lo stile formale, con la sua forma fissa e le sue convenzioni, rappresenta il kata. Questa tradizione deve essere mantenuta. Lo stile “libero”, con il suo enorme potenziale per le variazioni e libertà di espressione, rappresenta il kumite. Il kumite è la libera espressione del kata. Se ignoriamo il carattere originale e utilizziamo solamente quello libero, alla fine il carattere originale e il suo significato saranno persi. Così è anche per il karate. Dobbiamo sempre considerare il kata come la base della nostra pratica, dal quale tutti gli altri aspetti possono evolvere. Dobbiamo assicurarci di preservare il kata intatto. La conoscenza e l’esperienza dei grandi maestri della storia non deve essere persa.

Morio Higaonna, “Traditional Karate-Do – Okinawa Goju Ryu, vol. 2” (1986 Minato Research/Japan Publications).

Buon Kata del Goju-Ryu di Okinawa a tutti!

Chōjun Miyagi and Gōjū Ryū’s “news”

The exhibition room of Okinawa Karate Kaikan is currently dedicated to Chōjun Miyagi as well as the history and characteristics of Gōjū-ryū.

And we can find very interesting “news”… here the list of more relevant ones in my opinion.

1928:  a copy of an article of Kyoto Imperial University Newspaper (November 1, 1928) about a karate (tode) training session. There also two photos in the article, one of a group training session (all in morote chudan no kamae, sanchin training?), and the other of Chōjun Miyagi in neko ashi dachi / yama uke (like at the end of seiyunchin kata). I never saw these two photos before.. This article is really important because is a written document about the first trip of Chōjun Miyagi in mainland Japan. In the same period there was the meeting with Gichin Funakoshi and Yasuhiro Konishi (see photo below).

miyagifunakoshikonishiazama

1930: copies of three articles about Jin’an Shinzato performance in November 1930 during “The 10th Anniversary Festival of the Establishment of Meiji Jingu”. The event included a martial art kata exhibition and karate was performed together judo and kendo on November 3 and 4 at Tokyo Metropolitan Hibiya Public Hall. The articles was published by “Tokyo Nichinichi Shimbun” (Nov. 5, 1930), by “Okinawa Asahi Shimbun” (Nov. 11, 1930) and “Hawaii Hochi” (October 16, 1930).

1935: during the tug-of-war held in 1935, Chōjun Miyagi carried out the very important duty “Kanuchibo“, ie helding the Kanuchibo pole that joined the “female rope” with ” the “male rope”. There’s a photo in the exhibition about that matter which is more detailed and enlarged than the known one (see below), where the pole is displayed in almost the full lenght.

tugofwar

1936: of the trip of Chōjun Miyagi in Shangai, we have the commemorative plaque signed by Miyagi and others. There is also a photo displayed at the exhibition with Miyagi seated during a dinner, very similar to the one taken in 1940 at Kyoto (see below), but with a lady in front, together with men in military uniform and jacket – tie.

dinner

1940: do you remember my article about the Gōjū-ryū‘s video? You can find it at THE Goju-Ryu video

In the article I stated: “According to Okinawan Prefectural Museum, the photographer, Manshichi Sakamoto, took many pictures during the film and Chōjun Miyagi was in one of the pictures “performing shime on Kotaro Kohama at the Teacher’s College” (as reported in Morio Higaonna’s book). To have more information about the pictures, I wrote to Akiyoshi Sakamoto: he answered me that at the beginning of 2005 they gave all the plates to Japan Folk Craft Museum.

I wrote two times to Japan Folk Craft Museum to have more information about the video and the photos but, unfortunately, I hadn’t receive any answer.”

And the news is…. there the photos! Other than the sanchin shime on Kotato Kohama they displayed:

  • a smiling Chōjun Miyagi looking at the scene with other operators (you can find a portion of this photo in the brochure of the exhibition);

miyagiexhibition

  • two more photos of Chōjun Miyagi during sanchin shime;

shime

  • Chōjun Miyagi supervising the group training of seiyunchin kata;
  • a student in kuri uke during kururunfa kata;
  • a student in neko ashi dachi / tora guchi during kururunfa kata;
  • two students in kururunfa bunkai;
  • a student during tensho kata;
  • a student during tan exercise.

To conclude: a terrific exhibition with a lot of material about Chōjun Miyagi and Gōjū-ryū. My hope is that in the future will be available a catalog of the exhibition to have materials to research about…

 

© 2019, Roberto Ugolini

Kikomi and Chinkuchi Kakin

(versione in Italiano al termine di quella inglese)

“Chibana Sensei‘s kata were power-based with kime on pratically all the techniques… My interpretation of Chibana Sensei‘s explanation is that kime is the trasmitting of force from movements of the whole body by instantaneous lock-up of all the muscles and ligaments upon contact, which is impact. Although Chibana Sensei used the term kime, I realized after Chibana  Sensei explained kikomi (kime plus penetration) that all our kime techniques were kikomi. Kikomi is the locking up of the musles and ligaments after the initial contact”.

(Pat Nakata, Classical Fighting Arts, issue #56)

 

Chinkuchi Kakin: this expression is used to describe the tennsion or stabilization of the joints of the body for a firm stance, a powerful punch, or a strong block. For example, when punching or blocking, the joints of the body are momentarily locked for an instant and concentration is focused on the point of contact; the stance is made firm by locking the joints of the lower body – tha ankles, the knees, and the hips – and by gripping the floor with the feet. Thus, a rapid free-flowing movement is suddenly checked for an instant, on striking or blocking, as power is transferred or absorbed, then tension is released immediately in order to prepare for the next movement. Sanchin kata is an example of prolonged chinkuchi kakin – all the joints of the body in a state of constant tension.”

(Higaonna Morio, Traditional Karate-Do – Okinawa Goju-Ryu, Vol. 2)

 

 

(versione in Italiano)

“I kata di Sensei Chibana erano basati sulla potenza, con kime su quasi tutte le tecniche.. La mia interpretazione della spiegazione di Sensei Chibana è che il kime è la trasmissione della forza proveniente dai movimenti di tutto il corpo combinata con la ‘chiusura’ instantanea dei muscoli e dei legamenti nel momento del contatto, all’impatto. Sebbene Sensei Chibana utilizzasse il termine kime, ho compreso, dopo la spiegazione di Sensei Chibana sul kikomi (kime e penetrazione), che tutte le nostre tecniche con kime erano con kikomi. Kikomi è la chiusura dei muscoli e dei legamenti nel momento del contatto iniziale.”

(Pat Nakata, Classical Fighting Arts, issue #56)

 

 

Chinkuchi Kakin: questa espressione è utilizzata per descrivere la tensione o la stabilizzazione delle articolazioni del corpo per una posizione stabile, un pugno potente o una forte parata. Per esempio, colpiamo o blocchiamo, le articolazioni del corpo sono “chiuse” per un istante e la concentrazione è focalizzata sul punto del contatto; la posizione è resa stabile “chiudendo” le articolazione della parte inferiore del corpo – le caviglie, le ginocchia e le anche – ed afferrando il pavimento con i piedi. In questo modo, un movimento fluido e rapido è improvvisamente controllato per un istante, nel colpire o nel bloccare, con la potenza trasferita o assorbita, poi la tensione è rilasciata immediatamente per preparare il movimento successivo. Il kata Sanchin è un esempio di chinkuchi kakin prolungato – tutte le articolazioni del corpo in stato di costante tensione.”

(Higaonna Morio, Traditional Karate-Do – Okinawa Goju-Ryu, Vol. 2)

 

© 2019, Roberto Ugolini

 

Bunkai non significa applicazione!

Bunkai non significa applicazione!

bunkai kanji

Bun significa “parte, porzione, quota”.

Kai (pronuncia on, cinese) significa “risolvere, capire, spiegare”.

Bunkai significa quindi “analisi, decomposizione, de assemblare”.

kata bunkai setsumei

Il maestro Chōjun Miyagi non sembra mai aver utilizzato nei suoi scritti il termine bunkai, ma il suo amico e compagno di pratica Kenwa Mabuni utilizza questo termine nel suo libro del 1934 “Kōbō Jizai Goshin jutsu Karate Kenpō”, “kata bunkai setsumei” (analisi e spiegazione), riportando anche disegni e spiegazioni per il kata seiyunchin.

Ricordiamo che, nello stesso libro, Mabuni appella Chōjun Miyagi come “mio senior” e lo stile da lui (Mabuni) praticato ed insegnato “Gōjū-ryū Kenpō”, per evidenziare la familiarità e la vicinanza tra i due grandi maestri.

Nel suo scritto “Ryukyu Kenpo Karatedo Enkaku Gaiyo”, preparato in occasione di una dimostrazione e di una conferenza ad Osaka del 28 gennaio 1936, Chōjun Miyagi scrive:

“Nella pratica del kumite, disveliamo i kaishu kata che abbiamo già imparato e studiamo le tecniche di attacco e di difesa in essi contenuti. Avendo compreso il loro scopo tecnico, pratichiamo le tecniche di attacco e difesa (攻防の術 kōbō no jutsu) con uno spirito combattivo come in una situazione reale”.

I caratteri utilizzati per il verbo “disvelare” sono “解き放ち”, “Toki (pronuncia kun) hanachi“.

Toki”, i primi due caratteri, viene da toku, che significa capire, districare; “Hanachi”, il terzo ed il quarto carattere, viene da hanatsu, emettere o rilasciare. “Tokihanatsu” è un verbo composto che significa svolgere, far comprendere, disvelare.

Toki” contiene quindi lo stesso kanji di “bunkai”, pronunciato in maniera diversa.

Ecco allora che quanto scritto da Chōjun Miyagi può essere inteso come una guida all’interpretazione del significato di bunkai.
“Avendo compreso lo scopo tecnico dei kaishu kata ci fornisce l’indicazione di studiare a fondo, “analizzare”, i kaishu kata, senza modificarli, per evitare la perdita di conoscenze e per carpire le indicazioni sulle qualità fondamentali necessarie nel combattimento, anche in una logica evolutiva.
“pratichiamo le tecniche di attacco e difesa” è, all’apparenza, una affermazione banale, è ovvio che pratichiamo tecniche di attacco e difesa… ma il mio suggerimento è quello di interpretare l’affermazione nel senso di cercare e ricercare gli “opposti”, tecniche “dure” e “morbide”, su bersagli a differenti altezze, con posizioni che si alternano, in accordo al contesto che cambia continuamente, sia in riferimento al luogo che alla persona che ci troviamo ad affrontare.
“spirito combattivo”, aspetto fondamentale che permette di superare la normale attitudine a ‘comportarsi bene con gli altri’… non intendo essere cattivi, ma decisi, consapevoli, sinceri, sicuri delle proprie forze e delle proprie debolezze, con un atteggiamento che permette la crescita delle qualità non solo tecniche, nostre e del nostro compagno di pratica.
“situazione reale”, forse l’aspetto più difficile da riprodurre nella pratica, anche se a mio avviso non deve necessariamente trasformarsi nel praticare vestiti senza karategi o con le scarpe (che alle volte è anche opportuno fare). La mia interpretazione, associata allo spirito combattivo, è che dobbiamo farci aiutare dal kata e capire cosa ci suggerisce al di la dell’apparenza, bersagli da colpire, spostamenti, ecc. La frase dell’architetto Louis Sullivan, “la forma segue la funzione”, dovrebbe farci riflettere, aiutandoci ad evitare che sia la funzione a seguire la forma…

© 2018, Roberto Ugolini

Heishu-gata and Kaishu-gata

(Extract from ‘Miscellaneous Thoughts on Karate: Ho Goju Donto’, by Miyagi Chojun, in ‘The Essence of Naha-te’, translated and compiled by Joe Swift)

I think that the relationship between Heishu and Kaishu in Karate-do is the same as relationship between the block script and the cursive script in Chinese calligraphy. Heishu represents the block script, whereas Kaishu is the cursive style. The block script can be described as quiet and calm, while the cursive script is active and dynamic. Therefore, it is obvious which one represents the fundamental techniques of writing. It also clear that we should proceed from the fundamental in an incremental manner.

The cultural development and the promotion of karate: Chōjun Miyagi’s contribution – L’evoluzione culturale e la promozione del karate: il contributo di Chōjun Miyagi

(Versione in italiano al termine di quella in inglese)

Karate is now internationally spread and recognized, but in the twenties of the last century it was spread only in Okinawa and it was not still recognized from the Japanese Authorities. In this article we want to point out the contribution of Chōjun Miyagi, founder of the style Goju-Ryu, in the cultural development and the promotion of karate. Miyagi realized that karate had to evolve in cultural quality, in order to be at the same level of Budo and to be spread in Japan and in the world. To reach this goal, Chōjun Miyagi wrote some manuscripts and articles, and participated in the standardization process of the terminology and of training, including the kata creation for the teaching in the schools.

photo 1 naha city museum history
Chōjun Miyagi (1888-1953), from Naha City Museum of History Archive

The “martial life” of Chōjun Miyagi can be divided in five periods:

  • the practice with Kanryo Higaonna (1902 – 1915)
  • the research and the diffusion of karate in Okinawa (1916 – 1926)

In this period Chōjun Miyagi completed the Naha-te of Kanryo Higaonna and contributed to the public diffusion in Okinawa, teaching in some public structures (schools, police), carrying out numerous demonstrations, founding karate research clubs.

  • the official acknowledgment of karate (1927 – 1933)

In this period Chōjun Miyagi was instrumental for the acknowledgment of karate in the official structures of Okinawa (the Athletic Association of Okinawan Prefecture, introduction in the scholastic curriculum) and Japanese (creation of the Okinawan branch office of Dai Nippon Butokukai, with karate as recognized martial art).

  • the promotion of karate (1934 – 1942)

Through the teaching, especially in Japan, but also through some writings, and contributing in the standardization process of the terminology and of training, including the kata creation for the teaching in the schools.

  • the transmission of the Goju-Ryu Karate-Do (1947 – 1953)

(versione in italiano)

Il Karate è oggi diffuso e riconosciuto in campo internazionale, ma negli anni venti del secolo scorso era diffuso solamente ad Okinawa e non era ancora riconosciuto dalle autorità giapponesi. In questo articolo vogliamo evidenziare alcuni aspetti legati alla promozione del karate da parte di Chōjun Miyagi, fondatore dello stile Goju-Ryu. Miyagi, oltre a continuare gli insegnamenti ad Okinawa e nelle isole principali del Giappone, comprese che se il karate voleva essere degno al rango del Budo e essere diffuso in Giappone ed internazionalmente doveva evolvere in qualità culturale. Allo scopo Chōjun Miyagi scrisse alcuni manoscritti e articoli, inoltre partecipò ai tentativi di standardizzazione riguardanti le terminologie e pratiche di allenamento, compresa la creazione di kata per l’insegnamento nelle scuole.

photo 1 naha city museum history
Chōjun Miyagi (1888-1953), dall’archivio del Museo di Stora della città di Naha

La “vita marziale” di Chōjun Miyagi può essere suddivisa in cinque periodi [1]:

  • la pratica con Kanryo Higaonna (1902 – 1915)
  • la ricerca e la diffusione del karate ad Okinawa (1916 – 1926)

In questo periodo Chōjun Miyagi sistematizzò e completò il Naha-te di Kanryo Higaonna e contribuì alla diffusione pubblica del karate ad Okinawa, insegnando presso alcune strutture pubbliche (scuole, polizia), effettuando numerose dimostrazioni, fondando club di ricerca.

  • il riconoscimento ufficiale del karate (1927 – 1933)

In questo periodo Chōjun Miyagi fu parte attiva nel processo che portò al riconoscimento del karate nelle strutture ufficiali di Okinawa (Associazione Atletica della Prefettura di Okinawa, inserimento nel curriculum scolastico) e giapponesi (creazione della filiale di Okinawa del Dai Nippon Butokukai [2], con l’inserimento del karate come arte marziale riconosciuta).

  • la promozione del karate (1934 – 1942)

L’opera di promozione fu portata avanti attraverso gli insegnamenti, sia in Giappone sia all’estero, ma anche attraverso alcuni scritti e tentativi di standardizzazione di terminologie e pratiche di allenamento.

  • la trasmissione del Goju-Ryu Karate-Do (1947 – 1953)

[1] La suddivisione è, ovviamente, opera dell’autore, tenendo conto delle attività di Chōjun Miyagi e cercando di raggrupparle secondo un percorso di formazione tecnica e marziale.

[2] L’organizzazione ufficiale che raggruppava tutte le discipline del budo, fondata nel 1895 e sciolta dopo la seconda guerra mondiale.

© 2018, Roberto Ugolini