Kikomi and Chinkuchi Kakin

(versione in Italiano al termine di quella inglese)

“Chibana Sensei‘s kata were power-based with kime on pratically all the techniques… My interpretation of Chibana Sensei‘s explanation is that kime is the trasmitting of force from movements of the whole body by instantaneous lock-up of all the muscles and ligaments upon contact, which is impact. Although Chibana Sensei used the term kime, I realized after Chibana  Sensei explained kikomi (kime plus penetration) that all our kime techniques were kikomi. Kikomi is the locking up of the musles and ligaments after the initial contact”.

(Pat Nakata, Classical Fighting Arts, issue #56)

 

Chinkuchi Kakin: this expression is used to describe the tennsion or stabilization of the joints of the body for a firm stance, a powerful punch, or a strong block. For example, when punching or blocking, the joints of the body are momentarily locked for an instant and concentration is focused on the point of contact; the stance is made firm by locking the joints of the lower body – tha ankles, the knees, and the hips – and by gripping the floor with the feet. Thus, a rapid free-flowing movement is suddenly checked for an instant, on striking or blocking, as power is transferred or absorbed, then tension is released immediately in order to prepare for the next movement. Sanchin kata is an example of prolonged chinkuchi kakin – all the joints of the body in a state of constant tension.”

(Higaonna Morio, Traditional Karate-Do – Okinawa Goju-Ryu, Vol. 2)

 

 

(versione in Italiano)

“I kata di Sensei Chibana erano basati sulla potenza, con kime su quasi tutte le tecniche.. La mia interpretazione della spiegazione di Sensei Chibana è che il kime è la trasmissione della forza proveniente dai movimenti di tutto il corpo combinata con la ‘chiusura’ instantanea dei muscoli e dei legamenti nel momento del contatto, all’impatto. Sebbene Sensei Chibana utilizzasse il termine kime, ho compreso, dopo la spiegazione di Sensei Chibana sul kikomi (kime e penetrazione), che tutte le nostre tecniche con kime erano con kikomi. Kikomi è la chiusura dei muscoli e dei legamenti nel momento del contatto iniziale.”

(Pat Nakata, Classical Fighting Arts, issue #56)

 

 

Chinkuchi Kakin: questa espressione è utilizzata per descrivere la tensione o la stabilizzazione delle articolazioni del corpo per una posizione stabile, un pugno potente o una forte parata. Per esempio, colpiamo o blocchiamo, le articolazioni del corpo sono “chiuse” per un istante e la concentrazione è focalizzata sul punto del contatto; la posizione è resa stabile “chiudendo” le articolazione della parte inferiore del corpo – le caviglie, le ginocchia e le anche – ed afferrando il pavimento con i piedi. In questo modo, un movimento fluido e rapido è improvvisamente controllato per un istante, nel colpire o nel bloccare, con la potenza trasferita o assorbita, poi la tensione è rilasciata immediatamente per preparare il movimento successivo. Il kata Sanchin è un esempio di chinkuchi kakin prolungato – tutte le articolazioni del corpo in stato di costante tensione.”

(Higaonna Morio, Traditional Karate-Do – Okinawa Goju-Ryu, Vol. 2)

 

© 2019, Roberto Ugolini

 

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Sanchin, kihongata

(versione in italiano al termine di quella inglese)

Sanchin is the fundamental kata. Through practicing it, we can take a correct posture. We can inhale and exhale correctly. We can adjust increasing or decreasing our power harmoniously. We can develop a powerful physique and a strong will of warrior. … We induce the interaction of mind and body from the fundamental kata, Sanchin.

Chōjun Miyagi, in “Historical Outline of Karate-Do, Martial Arts of Ryukyu

Posture, breathing and power… three battles.

Mind, body and spirit… three battles.

Sanchin, three battles, the fundamental kata.

The practice of the Sanchin kata would seem to have little relevance to combat: the slowness of the movements, the attention on diaphragmatic breathing, the isotonic and isometric muscular movements… but we should think of Sanchin as a form of kiko (vital energy exercise) that enables us to generate ki and collect it in the tanden (mainly, for combat purposes, in the seika tanden), to direct it to all the areas of the body for offensive and defensive purposes, and to fuse it into muscles, tendons, ligaments and bones.

The posture of body and the mechanics of the movements (arms and legs) are the building blocks for correct Sanchin practice, permitting a fluid ki-flow (ki no nagare). This ki-flow is regulated and enhanced through our breathing, always tanden kokyu, at different levels of interaction with the energy channels, from fukushiki kokyu (abdominal breathing) to shoshyuten (small circulation) to daishyuten (large circulation). Also the breath holding, during the steps, is helpful in this ki-flow, acting as a charger for the following circulations.

sanchin no kiko

“The movements and the posture of Sanchin are coordinated by a breathing method governed by the mind. ‘Mind’ means the correct form of mental concentration. For example, we should never transfer our daily preoccupations into our practice of Sanchin. These problems and worries cause a relaxation of our muscles, whereas they should be in a constant state of tension. Moreover, anxieties disturb the rhythm of our breathing. The correct mental concentration that allows us to avoid these problems is the very definition of heijo shin. The daily, persistent, continual practice of Sanchin builds up the kind of strong mental constitution that permits us to reach heijo shin.

Morio Higaonna, in “Okinawa Goju-Ryu karate-do”; Tokyo, Keibunsha, 1983

The Sanchin kata, therefore, uses maximum muscular contractions to fuse the ki into the muscles, tendons, ligaments and bones. But these muscular contractions follow specific directions and qualities (isotonic and isometric) for different parts of the body. Of particular note is that the muscular contractions of arms and legs follow spiral directions, thus balancing the left and right side of the body and upper arm / thigh with forearm / leg.

sanchin no spiral

“Chōjun Miyagi believed that karateka must understand the principle of spiraling as this was the key to effective karate. This applied, he said, to all facets of karate and all parts of the body; stances, techniques, the use of tanden, breathing, all are united by spiraling to produce speed and power..” (cit. Morio Higaonna Sensei)

(versione in italiano)

“Sanchin è il kata fondamentale. Per mezzo della sua pratica, possiamo acquisire una postura corretta, metodi per la respirazione corretti e per gestire la nostra potenza in maniera armoniosa. Promuove quindi uno spirito ed un fisico forti ed induce l’integrazione tra corpo e mente.”

Chōjun Miyagi, in “Historical Outline of Karate-Do, Martial Arts of Ryukyu

Postura, respirazione, potenza… tre conflitti.

Corpo, mente, spirito… tre conflitti.

Sanchin, tre conflitti, kata fondamentale.

All’apparenza l’esecuzione del Sanchin potrebbe sembrare di poca utilità pratica visto nell’ottica di un contesto marziale. La lentezza dei movimenti, la enfatizzazione della respirazione diaframmatica, la contrazione muscolare isometrica ed isotonica sembrano tendere verso tutt’altre qualità rispetto a quelle necessarie in una disciplina marziale di combattimento. Solamente interpretando il Sanchin come una forma di kiko (lavoro dell’energia) è possibile attribuire a questo kata un senso compiuto, che permette la pratica e lo sviluppo del ki (energia vitale). La pratica del Sanchin permette infatti lo sviluppo del ki, l’accumulo dello stesso nel tanden (principalmente nel seika tanden), il suo trasferimento dal tanden verso le varie zone corporee (sia per scopi difensivi che offensivi) e la sua “fusione” con le ossa, i muscoli ed i tendini.

La postura del corpo e la dinamica dei movimenti (arti superiori ed inferiori in particolare) sono i “mattoni” per la corretta pratica del Sanchin, abilitanti una fluida circolazione del ki (ki no nagare). La circolazione del ki è regolata ed incrementata dalla nostra respirazione, tanden kokyu, con differenti livelli di coinvolgimento dei canali energetici, dalla respirazione addominale, alla piccola e grande circolazione (fukushiki kokyu, shoshyuten, daishyuten). Anche il trattenere il respiro durante i movimenti, mantenendo la corretta postura e le contrazioni muscolari, è funzionale al ki no nagare, agendo come una sorta di caricatore di energia.

sanchin no kiko

“I movimenti e la postura del Sanchin sono coordinati con il metodo di respirazione per mezzo della mente. ‘Mente’ significa la corretta concentrazione mentale. Per esempio, non dovremmo mai trasferire le preoccupazioni quotidiane nella pratica del Sanchin. I problemi e le preoccupazioni causano un rilassamento dei muscoli che invece dovrebbero essere tenuti costantemente in tensione. Inoltre le preoccupazioni disturbano il ritmo della respirazione. La corretta concentrazione mentale che permette di evitare questi problemi non è nient’altro che l’heijo shin. La pratica quotidiana, continua, persistente del Sanchin costruisce quella robusta costituzione mentale che ci permette di raggiungere l’heijo shin.

Morio Higaonna, in “Okinawa Goju-Ryu karate-do”; Tokyo, Keibunsha, 1983

Nel kata Sanchin, quindi, utilizziamo la contrazione muscolare massima, per fondere il ki nei muscoli, nei legamenti, nei tendini e nelle ossa. E queste contrazioni muscolari sono eseguite con specifiche direzioni e qualità (isometriche e isotoniche) per le diverse parti del corpo. In particolare negli arti superiori / inferiori, le contrazioni muscolari inducono delle direzioni a spirale, permettendo un bilanciamento tra le due lateralità del corpo e tra braccio / coscia con avambraccio / gamba.

sanchin no spiral

“Chōjun Miyagi era convinto che la comprensione del principio delle spirali fosse la chiave per un karate veramente efficace. Applicando il principio a tutti gli aspetti del karate ed a tutte le parti del corpo; postura, tecniche, l’utilizzo del tanden, respirazione, tutto unito da spirali per produrre velocità e potenza..” (cit. Sensei Morio Higaonna)

© 2018, Roberto Ugolini

I kata del Goju Ryu di Okinawa

I kata del Gōjū Ryū di Okinawa, come trasmessi ed insegnati nella IOGKF (International Okinawan Goju Ryu Karate-Do Federation), possono essere suddivisi in due tipologie:

  • heishugata: sanchin, tensho
  • kaishugata: gekisai dai ichi, gekisai dai ni, saifa, seiyunchin, shisochin, sanseru, sepai, kururunfa, sesan, suparinpei

Heishugata significa “forma a mano chiusa” (shu è scritto con lo stesso carattere di te di karate, ma è pronunciato in maniera diversa), ma questo non significa che sono kata dove la mano è tenuta chiusa, la chiusura è da intendersi del tanden, che rimane chiuso, compresso, dall’inizio alla fine del kata. Nei kaishugata (“forma a mano aperta”) il tanden è chiuso unicamente al momento del chinkuchi kakin (kime) o al termine dei movimenti eseguiti con muchimi (movimento lento, pesante, concentrato, appiccicoso).

Nel dōjō di Sensei Morio Higaonna a Naha è appesa sulla parete una tavola con sopra calligrafati i nomi dei kata: il sanchin, nelle due versioni Higaonna no Sanchin e Miyagi no Sanchin, è presente preceduto dalla calligrafia kihon kata, poi sono presenti i kaishukata, infine il tensho, preceduta dalla calligrafia heishugata.

goju kata kanji

Nel dicembre del 2012, approfittando di una pausa nella pratica, chiesi a Sensei Higaonna come mai il sanchin non era tra gli heishugata, lui rispose che il sanchin è un heishugata ma, nello stesso tempo, è il kata fondamentale, grazie alla pratica corretta e costante del quale è possibile cogliere i kukuchi, i punti chiave, l’essenza, di tutti gli altri kata.

kata kanji

I kata sanseru, sepai, sesan e suparinpei hanno raffigurato come kanji finale shu che nella lingua parlata non viene però pronunciato. Sesan significa ’13’ che nella cultura Cinese rappresenta la fortuna e la prosperità. Il significato per sanseru, sepai e suparinpei è descritto nell’articolo Suparinpei – 108 .

I kata Gekisai Dai Ichi e Gekisai Dai Ni, creati da Chōjun Miyagi nel 1940, hanno dei nomi, “attaccare e distruggere”, che riflettono il periodo storico in cui sono stati creati.

I kanji originali dei rimanenti kaishugata sono andati persi nel tempo e sono rappresentati da kanji che evocano il significato dei kata stessi e la cui pronuncia è simile a quanto tramandato verbalmente.